Le migliori criptovalute da acquistare per il 2019

Il mercato delle criptovalute del 2018 finora ha visto un ritracciamento pesante di tutte le valute, a partire dal Bitcoin che, rispetto al picco dei 20000 dollari del Dicembre 2017, ha perso circa il 70% del suo valore. Il marketcap, con il suo record storico del 6 Gennaio 2018 con quasi 800 miliardi di dollari, ha subito un crollo di oltre 75%, portando a una polverizzazione delle altcoin. Per il 2019 quali sono le prospettive del mercato e quali sono le previsioni sulle migliori criptovalute da acquistare? Nell’articolo 3 criptovalute che dovrebbero rivelarsi protagoniste nel corso del 2019 e 3 trend attesi da parte degli insider del mercato.

Le 3 migliori criptovalute da acquistare per il 2019

Dando per assodato che un portafoglio cripto non possa prescindere dalla presenza di Bitcoin ed Ethereum, i due giganti del mercato, ecco tre criptovalute ad alto potenziale da acquistare e tenere nel 2019.

1. BNB – Binance Coin

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Binance si sta ritagliando il ruolo dell’Amazon delle criptovalute (qui la guida per registrarsi ed usare Binance) e il suo token Binance Coin è destinato a crescere di valore man mano che l’exchange cinese aumenta la sua base clienti. Questo token garantisce anche uno sconto agli utenti che effettuano transazioni sulla piattaforma. La meno pronunciata diminuzione di prezzo del token BNB rispetto alle altre criptovalute nel corso del periodo bearish del 2018 è un’altra testimonianza delle qualità di questo token, che ha perso circa metà del proprio valore. Altre monete, nello stesso periodo, hanno visto il proprio prezzo contrarsi anche dell’80%-90%.

La differenza è nella richiesta, sempre alta, di BNB da parte della community di Binance, che utilizza il token per ottenere gli sconti. Qualora il marketcap tornasse a crescere BNB è destinato a garantire performance importanti, con un numero crescente di iscrizioni e nuova liquidità. All’aumento dei volumi scambiati su Binance dovrebbe contribuire anche la prevista apertura di Binance LCX, un exchange fiat vs crypto nato dalla partnership fra il colosso cinese e la Liechtenstein Cryptoassets Exchange. L’accesso diretto in moneta fiat, come gli euro, al mercato di Binance ha il potenziale per attirare un numero ancora maggiore di investitori ed incrementare in questo modo la richiesta di BNB, per operare con altre criptovalute. Unico rischio è rappresentato dall’eventuale hackeraggio della piattaforma che, essendo centralizzata, è sempre soggetta a malintenzionate attenzioni dei pirati informatici.

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2. IOTA

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IOTA è la criptovaluta dell’emergente Internet of Things, la grande Rete che stanno intelaiando i dispositivi smart per la domotica e per la mobilità, come ad esempio le automobili. Proprio la Volkswagen, famosa casa automobilistica tedesca, ha annunciato nel Giugno 2018 che, per trasferire via OTA gli aggiornamenti software alle proprie vetture, utilizzerà la tecnologia Tangle, sottostante il progetto IOTA. Tangle consente trasferimenti di dati e denaro in modo molto più veloce rispetto alle classiche blockchain, potendo gestire molte più transazioni al secondo e aggirando alcuni problemi di scalabilità emersi nel corso di questi anni con Bitcoin e altri registri distirbuiti.

La IOTA Foundation appare molto attiva sul piano delle partnership, con l’accordo con Taipei per la trasformazione della capitale di Taiwan in una Smart City in cui utilizzare anche anche una Digital Citizen Card. In questa carta d’identità digitale dalla privacy inviolabile sarà registrata l’intera storia del cittadino, con cartella clinica, background professionale e dati di altri servizi, per una gestione sociale integrata.

Dal punto di vista puramente speculativo IOTA ha un max supply di quasi 2.800.000.000 di token, con un potenziale di crescita nominale per token piuttosto basso, ma qualora dovesse raggiungere le vette di fine 2017 segnerebbe un 400% di guadagno rispetto ai prezzi di metà Agosto 2018. La tecnologia Tangle sembra un buon candidato per un uso scalabile da parte dei sistemi informatici, quindi IOTA potrebbe essere una criptovaluta assai utilizzata in futuro.

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3. OmiseGo

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OmiseGo è una piattaforma di pagamento lanciata nel sud-est asiatico che mira, da una parte, a semplificare il trasferimento di criptovalute tra clienti e commercianti, e dall’altra a colmare il financial divide dei 2 miliardi di persone che non dispongono di un conto corrente bancario. OmiseGo appartiene al gruppo Omise, una società con anni di esperienza nella fornitura di tecnologia di pagamento che ha anche annunciato partnership con il McDonald’s thailandese. L’adozione del Protocollo Plasma dovrebbe rendere OmiseGo in grado di gestire migliaia di transazioni, portando più utenti alla piattaforma. Un aspetto negativo da considerare è la concorrenza serrata nel settore finanziario, con PayPal player molto avvantaggiato dalla presenza capillare come metodo di pagamento presso un numero enorme di piattaforme online. Questa difficoltà però viene compensata dal potenziale di pubblico che potrebbe adottare OmiseGo, che corrisponde ad un terzo degli abitanti della Terra.

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3 previsioni sui trend del 2019: come individuare le migliori criptovalute da comprare?

1. Il volume degli scambi si sposta sempre più verso gli exchange decentralizzati

Gli appassionati di criptovalute credono nella costruzione, dal basso, di un sistema finanziario parallelo più inclusivo, trasparente ed equo rispetto ai sistemi legacy centralizzati che in passato hanno mostrato importanti lacune in materia di sicurezza. Questi exchange di criptovalute sono obiettivi sensibili per gli hacker, come nel caso di MtGox, la cui violazione causò il crollo del Bitcoin del 2014, oppure di Bithumb, Bitgrail e Coincheck. Gli exchange centralizzati hanno dimostrato di essere l’anello più debole della catena cripto, in un sistema di valute decentralizzate.

Secondo le previsioni il 2019 dovrebbe essere l’anno dei DEX (decentralized exchange). Gli exchange di questo tipo (ad esempio sviluppati secondo il protocollo 0x) promettono di introdurre in modo definitivo nel processo di trading le qualità della blockchain, eliminando la questione della fiducia in terzi (in questo caso la piattaforma di scambio criptovalute) per la validazione delle transazioni. L’architettura DEX prevede l’apertura di posizioni offchain, con gli operatori che mantengono il possesso delle proprie chiavi private fino a quando non viene trovata una controparte per la conclusione della transazione, registrata onchain. Da questo punto di vista potrebbero crescere le altcoin listate su exchange decentralizzati, come IDEX, Bancor e Waves.

2. 2019: l’anno del Bitcoin ETF?

La decisione da parte del SEC sull’istituzione di un ETF sui Bitcoin è stata rinviata, ma gli operatori istituzionali ritengono probabile il debutto del BTC nel mondo della grande finanza nel corso del Q1 del 2019. Rispetto al biennio 2017-18 il mercato delle criptovalute è più stabile, meno volatile e più consolidato: i futures CBOE sono stati scambiati senza intoppi negli ultimi 7 mesi. Un ETF sui Bitcoin promette un importante aumento dei prezzi delle criptovalute, tra le garanzie istituzionali che verrebbero date dal SEC ai fondi speculativi, con conseguente aumento del market cap, e il ritrovato impulso bullish del mercato. Il movimento rialzista coinvolgerebbe poi anche tutto il mondo delle altcoins. Il 2019, quindi, potrebbe essere l’anno del Ritorno del Re Bitcoin.

3. Aumento dell’adozione dei security tokens

Quando Vitalik Buterin ha lanciato Ethereum nel 2015, l’ingegnere ha immaginato un “computer mondiale condiviso” sul quale svolgere calcoli che richiedano una grande capacità computazionale. Ebbe così inizio l’era dell’utility token, token che rappresentano la proprietà condivisa di una risorsa digitale. Potenza di calcolo, potenza di elaborazione e capacità di archiviazione dei file sono tutti esempi di prodotti digitali che possono ora essere acquistati e venduti su un mercato decentralizzato grazie a questi particolari tokens.

Gli sviluppatori si sono resi conto presto che la tecnologia smart contract potrebbe essere utilizzata anche per raccogliere fondi per lo sviluppo dei loro protocolli open source, con gli investitori che ricevono token a prezzo scontato in ​​cambio del loro contributo finanziario al progetto. Da qui la mania della ICO che ha visto raccogliere oltre 17 miliardi di dollari negli ultimi 12 mesi, dando in cambio sostanziali promesse e una road map da seguire. In totale, i security tokens contribuiscono al marketcap complessivo per 88 miliardi di dollari, costituendo il 31% del mercato cripto.

A differenza degli utility tokens, che mirano a decentrare le risorse, i security tokens sono rappresentazioni di proprietà comparabili a classi di investimento tradizionali come immobili, azioni e obbligazioni. I security tokens producono dividendi, analogamente ai titoli azionari, rappresentando quindi una forma di proprietà. I security tokens sembrano avere un ampio margine di crescita nelle quote di mercato cripto, se si pensa che i mercati azionari e obbligazionari valgono ben 70 trilioni di dollari negli Stati Uniti. Per questo motivo per il 2019 bisogna fare attenzione a criptovalute come Poly, Siacoin e Bancor. Anche il sito del Nasdaq ritiene che i security tokens potrebbero rappresentare the next best thing del mondo cripto.

Disclaimer: l’articolo riporta opinioni dell’autore e di alcuni esperti del settore criptovalute e non devono essere intese come consigli finanziari. Si ricorda che il trading di criptovalute è un’attività finanziaria rischiosa ed altamente speculativa.